Contribuenti, occhio alle scadenze per i versamenti Irpef: basta un giorno di ritardo e la scure delle sanzioni si abbatterà su di voi. Il prossimo termine è il 16 luglio: per i più solerti è la seconda tappa dopo quella del 16 giugno, ma per una grossa fetta del popolo dell’Unico è l’esordio (chi comincia i versamenti il 16 luglio deve pagare una maggiorazione dello 0,4%, ma è poca cosa, 4 euro in più su un debito di 1.000 euro, per esempio). Non avete liquidità per far fronte al debito? Con un briciolo di attenzione eviterete il calvario.

Le rate. Innanzitutto si può richiedere la rateizzazione del debito: massimo sette rate se i versamenti sono partiti dal 16 giugno, massimo sei rate se iniziano dal 16 luglio. Cosa succede però se non si rispetta la scadenza delle rate?

Saldare in ritardo. Versare un’imposta in ritardo senza pagare contestualmente anche sanzioni e interessi è come non averla pagata: nella peggiore delle ipotesi, cioè quando il Fisco spedisce la cartella esattoriale, il contribuente è “multato” con una sanzione del 30 per cento, più gli interessi di mora. C’è però la chance del cosiddetto ravvedimento operoso: consente il pagamento in ritardo di quanto dovuto e non versato con l’applicazione di sanzioni assai più lievi di quelle ordinariamente previste.

I calcoli. Supponiamo che un contribuente debba fare un versamento Irpef di 1.000 euro. Arriva la scadenza e non paga. Normalmente andrebbe incontro ad una sanzione di 300 euro (il 30% di 1.000 euro). Se invece si rivolge a un Caf, a un professionista, o agli uffici dell’Agenzia delle Entrate chiedendo il ricalcolo in base al ravvedimento operoso dovrà pagare: una sanzione dello 0,2% – 2 euro, nel nostro caso – per ogni giorno di ritardo, se il versamento dell’imposta è effettuato entro 14 giorni dalla scadenza (e allo stesso si accompagna quello dei relativi interessi legali e della sanzione entro il termine di trenta giorni dalla scadenza). Oppure una sanzione del 3 per cento calcolata sull’imposta non versata – 30 euro nel nostro caso – qualora il pagamento sia eseguito nel termine di 30 giorni dal termine non rispettato. O ancora, una sanzione del 3,33% – 33,30 euro, sempre basandoci sul nostro esempio – qualora il pagamento sia eseguito entro 90 giorni dalla scadenza originaria. Una sanzione del 3,75 per cento - cioè pari a 37,50 euro – se il pagamento avviene entro il 30 settembre 2016. Una sanzione del 4,29 per cento – 42,90 euro, nel nostro caso – se il pagamento viene fatto entro il 30 settembre 2017. Insieme alle sanzioni devono sempre essere versati gli interessi in misura pari allo 0,5%, calcolati in base ai giorni trascorsi tra l’omissione del versamento e la data in cui ci mettiamo in regola.

Ultima spiaggia. C’è un altro modo per evitare la sanzione del 30 per cento. Prima di inviarci una cartella esattoriale – prima cioè dell’iscrizione al ruolo – il Fisco spedirà un avviso di irregolarità. Sempre in base all’esempio, anziché 300 euro di sanzione ne vorrà 100 (il 10% anziché

il 30%). È l’ultima carta da giocare per evitare la mazzata: purché si paghi entro trenta giorni dalla notifica dell’avviso bonario

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