Con grande senso di responsabilità, i Caaf Cgil hanno avviato il servizio nell'interesse primario dei cittadini che più ne hanno bisogno, ancora prima della convenzione Inps. Ma il compenso per i centri di assistenza fiscale va rivisto. Fermo dal 2006, non è abbastanza per coprire le spese delle pratiche

Dopo una lunga attesa è stata presentata dall’Inps la convenzione che regola i rapporti tra l’Istituto e i Centri di assistenza fiscale, per l’avvio del nuovo Isee (Indicatore della situazione economica equivalente) strumento necessario per accedere a prestazioni sociali e servizi di pubblica utilità a condizioni agevolate (tasse universitarie, asili nido, mense scolastiche prestazioni socio sanitarie ecc).

Come è noto dal 1 gennaio sono cambiate le regole per la compilazione dei nuovi modelli che prevedono parametri di valutazione del reddito differenti dal passato. Si tratta della Dichiarazione sostitutiva unica (Dsu) di non facile compilazione per i contribuenti che ricorrono appunto all’aiuto dei centri di assistenza fiscale i quali, per l’erogazione di questo servizio, ricevono un compenso. Compenso che secondo i Centri di assistenza va rivisto perché fermo dal 2006 e ridotto dal 2012 e soprattutto non più idoneo a coprire le spese della maggiore complessità delle pratiche.

Ciò nonostante, va sottolineato che i Caaf Cgil, ancora una volta, hanno agito con grande senso di responsabilità, nell’interesse primario dei cittadini, avviando il servizio del nuovo Isee ancora prima che l’Inps desse luogo alla convenzione anticipando i tempi per non penalizzare proprio quella platea di cittadini che spesso riscontra i maggiori problemi di accesso ai servizi pubblici e che più necessita del servizio.

In base alla convenzione che sarà sottoscritta a breve, che è appunto la cornice giuridica che permette di operare secondo le regole, “delineando diritti e doveri, compensi e sanzioni", resteranno dunque bloccati per sei mesi i vecchi compensi e solo il prossimo luglio questi saranno eventualmente adeguati a seconda delle verifiche sul numero e le complessità delle pratiche.

"Se entro sei mesi non sarà chiarito questo aspetto – ha dichiarato il coordinatore nazionale della Consulta dei Caf Valeriano Canepari, in un recente comunicato – valuteremo la possibilità di interrompere questo tipo di servizio Ci rendiamo conto della gravità di questo gesto ma non è possibile per noi lavorare in perdita. Tra gli attuali costi che dobbiamo sostenere e le difficoltà generate dal nuovo calcolo dell' Isee sarà impossibile garantire questo servizio senza un incremento dei nostri compensi".

Quest'anno, per il calcolo dell’Isee saranno richiesti anche i redditi finanziari (oltre a quelli immobiliari) gli interessi attivi dei conti correnti, la giacenza media, i bot e i certificati di credito del tesoro (cct). Questi dati verranno inviati all'Inps che li confronterà con quelli presenti nell'anagrafe tributaria. "Se l'accertamento risulterà corretto – spiega ancora Canepari –, l'Inps provvederà ad inviare il calcolo dell'Isee che il cittadino utilizzerà per chiedere le prestazioni agevolate di cui necessita".

Il Caf ha 4 giorni di tempo per inviare i dati all'Inps, che entro 6 giorni dovra' fornire il nuovo Isee. In media servirà più tempo per avere il nuovo Isee, circa 10 giorni se tutte le documentazioni risulteranno corrette". Nel 2014, su 6 milioni di dichiarazioni inviate, il 95 per cento è stato gestito dai Caf.

2 febbraio 2015